La leggenda greca dietro alla nascita della mirra
La mitologia greca è prodiga di miti e leggende che parlano della nascita di questo fiore o quella pianta. E fra di essi spicca anche la mirra. La quale, fra l’altro, presenta diverse versioni del mito in merito alla sua genesi.
Come nacque la mirra secondo la mitologia greca?

La mitologia greca ci racconta che Mirra o Smyrna era la figlia di Cinira o Teia. Quest’ultimo era un re assiro. Mirra era la sua unica figlia che, ad un certo punto, subì l’ira di Afrodite. La dea dell’amore e della bellezza, infatti, si arrabbiò con lei a causa della sua scarsa devozione.
Afrodite così decise di punire la fanciulla facendola innamorare del padre. Mirra, grazie anche all’aiuto della nutrice, riuscì a giacere per dodici notti di seguito con Teia. Il re non sapeva che quella con cui stava giacendo era la figlia.
Solo che una sera il sovrano decise di vedere in volto quella donna e scoprì così l’inganno. Adirato con la figlia, iniziò a inseguirla per ucciderla. Mirra, durante la fuga, chiese aiuto agli dei pregandoli di renderla invisibile. Solo che gli dei, come al solito, interpretarono a modo loro questa richiesta, trasformandola in un albero dalla resina profumata. Era così nata la mirra.
Ma la storia non finisce qui perché la principessa era rimasta incinta del padre. Così, nove mesi dopo, l’albero si aprì e dal suo tronco nacque il bellissimo Adone.
Tuttavia questa è solo una delle versioni del mito. Secondo Igino, infatti, a scatenare l’ira di Afrodite fu la madre Cencreide, la cui hybris (eccessivo orgoglio o superbia) la spinse a sostenere che la figlia Mirra fosse più bella della dea dell’amore. In questa versione, poi, la povera ragazza, affranta da questo amore incestuoso, tentò anche il suicidio, venendo salvata però dalla fedele nutrice.
Una seconda variante, invece, racconta che, sempre grazie alla nutrice, Mirra riuscì a giacere col padre. Solo che accortasi di essere incinta e vergognandosi di quello che aveva fatto, fuggì nei boschi. Afrodite ne ebbe infine pietà e la trasformò nell’albero di mirra.
Dopo nove mesi, anche in questo caso, dall’albero nacque Adone che, secondo Igino, in futuro avrebbe fatto scontare ad Afrodite tutte le sofferenze inflitte alla madre Mirra. Questo perché Afrodite si innamorò di Adone, una volta cresciuto. E la morte di Adone sconvolse profondamente la dea.

Ovidio, nelle sue Metamorfosi, mantiene sostanzialmente questa storia, arricchendola però di diversi particolari. Ovidio racconta che la storia è ambientata a Pancaia, un’isola favolosa lungo la costa dell’Arabia.
Secondo Ovidio, Mirra, innamorata dal padre, si rende conto di questo amore impuro e cerca di suicidarsi, impiccandosi. Viene però salvata dalla nutrice, alla quale rivela poi tutto. Quest’ultima giura di aiutarla e le propone di sostituirsi alla madre nel letto del padre, visto che Cencreide stava partecipando ai misteri in onore della dea Cerere.
La nutrice fa così sapere al re che ci sarebbe una giovane donna dell’età di Mirra che vorrebbe giacere con lui. Il re acconsente e la figlia, pur divorata da rimorsi, va a letto col padre per diverse notti. A questo punto Cinira la scopre e Mirra fugge, accorgendosi nel frattempo di essere incinta.
Alla fine arriva nelle terre di Saba. Sfinita, Mirra ammette le sue colpe con gli dei e chiede di essere bandita sia dal regno dei vivi che da quello dei morti. Gli dei ascoltano la supplica della piangente Mirra e la trasformano nell’albero di mirra, il quale stilla gocce del suo pianto profumato dalla corteccia. E anche in questo caso abbiamo la nascita di Adone.
Giunta al momento del parto, essendo un albero, Mirra non poté certo invocare l’aiuto di Giunone, dea delle partorienti. Ma la dea, impietosita, corse comunque dall’albero, riuscendo così a far nascere Adone.