Come potare il pesco per ottenere un raccolto degno di questo nome
Non c’è di niente di peggio che essersi dedicati anima e corpo a un pesco e non vederlo fare frutti. Certo, l’albero è bello anche di suo, ma di sicuro se piantiamo un pesco in giardino è perché ci aspettiamo di raccoglierne i frutti prima o poi. Uno dei problemi principali è che in molti sottovalutano l’importanza di potare il pesco nel modo e nei tempi giusti. Sbagliare la potatura vuol dire, potenzialmente, abbandonare ogni speranza di avere quell’anno un raccolto decente.
Come potare il pesco?

Potare correttamente il pesco vuol dire due cose. In primis facilitarci la vita al momento della raccolta. I peschi, infatti, possono raggiungere altezze elevate, producendo anche molta vegetazione legnosa e pochi frutti. Potando correttamente si riesce a mantenere gli alberi a un’altezza gestibile, di massimo 2,4 metri, in modo da facilitare la raccolta.
In secondo luogo riduciamo i potenziali danni. A volte i peschi producono così tanti frutti da finire con lo spezzare i rami sotto il peso delle pesche.
Considerate che un pesco ben ramificato, in grado di supportare la crescita dei frutti, solitamente deve avere tre o quattro rami principali che si diramano dal tronco dell’albero. Questi rami a impalcatura costituiscono la struttura portante dell’albero.
I rami a impalcatura migliore sono collegati al tronco con un angolo di circa 45-60 gradi. Gradi inferiori indicano rami troppo deboli per sostenere il peso dei frutti. Per questo motivo nei primi anni di vita di un pesco solitamente si procede con una potatura strutturale.
Conviene farla a inizio primavera, conservando solamente tre o quattro rami di sostegno, ben angolati ed eliminando il resto. Per eliminare i rami con angoli troppo stretti, usate tronchesi affilate e pulite, tagliando subito fuori la cresta rialzata della corteccia, là dove il ramo si attacca al tronco. Si parla di un taglio a collare che favorisce una guarigione più celere e diminuisce il rischio di infezioni.
Un altro buon periodo per potare il pesco è l’inverno. Questo perché i rami senza foglie permettono una miglior valutazione della struttura dell’albero. Dovrete però attendere a potare la fine del freddo intenso e delle gelate. Questo perché se potate a metà inverno, l’esposizione al freddo estremo danneggia l’albero, causandone anche la morte.
Iniziate la potatura rimuovendo i rami morti, danneggiati o malati. Poi eliminate i germogli eretti e vigorosi, sono quelli che non produrranno frutti. Cercate di identificare i rami portanti ed eliminate gli altri rami.
Potete anche ridurre, se necessario, la lunghezza dei rami portanti, tagliandoli in modo da formare una gemma rivolta all’esterno. Potate poi anche i germogli lungo ciascun ramo dell’impalcatura. Cercate di mantenere un germoglio ogni 30 cm circa lungo il ramo. Saranno questi a produrre i frutti la prossima estate.

Anche in primavera è possibile fare una potatura leggera, ma riducendola al minimo indispensabile. Questo perché le pesche crescono sul legno fruttifero prodotto durante la stagione di crescita precedente. Se eliminate il legno vivo in primavera, ecco che si ridurrà la produzione dei frutti.
In primavera tutto quello che dovrete togliere sono eventuali rami morti, secchi, danneggiati o malati. Non è difficile capire quali rami togliere: tre settimane dopo la ricomparsa delle foglie, eliminate i rami privi di fogliame.
Lavoro in tal senso vi attende anche in estate. Questo perché rami troppo carichi di frutti possono spezzarsi. Inoltre gli alberi con troppi frutti tendono a produrre pesche più piccole. Per evitare ciò, quattro settimane dopo la fioritura del pesco dovrete diradare i frutti in via di sviluppo.
Fate in modo che ci sia una pesca ogni 15 cm circa lungo i rami, eliminando i frutti in eccesso. Staccate le pesche piccole dal ramo, afferrando con fermezza il picciolo del frutto vicino al ramo e ruotandolo rapidamente. In questo modo i frutti che rimarranno sugli alberi diventeranno più grandi, colorati e saporiti.