La leggenda della mitologia greca dietro la silene
Avete presente la silene? Si tratta di un genere a cui afferiscono diverse specie, fra cui la Silene marittima, che cresce fra le dune di sabbia e sulle spiagge di ghiaia, la Silene vulgaris, la Silene uniflora o anche la Silene alba, quella bianca. Ebbene: ci sono diverse leggende che circondano questi fiori delicati e profumati.
Tutte le leggende dietro la silene

La principale leggende dietro la silene arriva dalla mitologia greca. Il nome probabilmente deriva da Sileno, il padre adottivo e compagno di bagordi di Dioniso (il Bacco della mitologia romana), il dio del vino. Questo perché i calici rigonfi dei fiori ricordando un po’ la pancia tonda di questa divinità. Ma chi era davvero Sileno?
Noto anche come Seileno, in realtà era un dio antico e rustico della vinificazione e dell’ubriachezza, antecedente quindi a Dioniso. Venne poi incluso nel pantheon greco, diventando un compagno di Dioniso. Sileno era raffigurato come un anziano calvo, corpulento e anche peloso. Spesso a lui erano attribuite caratteristiche animali, come orecchie, coda e zampe di cavallo.
Pare che non amasse i beni terreni, era molto saggio e aveva capacità divinatorie. Secondo alcune fonti, pare che fosse figlio di Gaia. Altri invece sostengono che fosse figlio di Pan e di una ninfa. Si dice anche che fosse figlio di Hermes.
Dalla ninfa Melia ebbe Folo e Dolione. E alcune fonti sostengono che sia il padre dei Silenoi (divinità minori dei boschi, selvaggi e lascivi, parenti dei centauri). La mitologia greca ne parla come uno spirito della danza della spremitura dell’uva. Il mito vuole che Hermes affidò a lui il piccolo Dioniso, facendolo poi allattare dalla ninfa Misa.
Successivamente divenne un compagno di Dioniso durante le sue scorribande. Una volta, mentre si trovavano in Frigia, Sileno si perse e fu re Mida a ritrovarlo e a indicargli la strada.
Per i Romani, invece, da Sileno discendono satiri e ninfe.

C’è però un’altra leggenda che parla di Sileno. Essendo estremamente appassionato di vino, si dice che quando era del tutto ubriaco, era ricoperto da una bava biancastra che ricorda l’essudato appiccicoso che spesso si trova sugli steli della pianta.
Leggende più tardi chiamano la silene anche erba del pellegrino o erba del cucco. Questo perché i suoi fiori bianchi spiccano luminosi al crepuscolo, aiutando i viandanti persi a ritrovare la strada. Un’altra leggenda, invece, dice che porta sfortuna cogliere questo fiore.