Tredici anni di attesa nella giungla: Rafflesia hasseltii finalmente si svela
Dopo ben tredici anni di ricerche che si sono rivelate infruttuose, finalmente un gruppo di biologi è riuscito a scovare uno dei fiori più rari del pianeta: Rafflesia hasseltii. L’avvistamento è avvenuto nel cuore della giungla di Sumatra, ambiente impervio dove la natura domina incontrastata e in cui l’uomo viene “accolto” solo come ospite occasionale. Chi si è cimentato nella ricerca del misterioso esemplare ha dovuto pazientare a lungo, affrontando difficoltà logistiche e rischiando comunque di non raggiungere l’obiettivo. Quando finalmente il fiore è sbocciato i ricercatori si sono ritrovati di fronte ad un evento che ha ripagato i loro sforzi, la loro perseveranza e ogni singolo anno di studio.

Conosciamo meglio questo esemplare. Rafflesia hasseltii è una pianta che potremmo definire “fuori dal comune” sotto molteplici punti di vista. Il primo dettaglio da mettere in evidenza è quello che si può captare anche ad occhio nudo. Questo esemplare infatti è privo di foglie, fusto e radici visibili, infatti si nasconde all’interno di una liana tropicale come se fosse un parassita. Il motivo per cui è difficile da identificare è che prima che il fiore sbocci, la pianta rimane invisibile per mesi, se non addirittura anni. I petali del fiore sono di grandi dimensioni, appaiono carnosi e dispongono di una gamma di colori intensi.

La fioritura dura pochissimo, appena alcuni giorni, e questo rende l’osservazione diretta un evento estremamente raro. A rendere il tutto ancora più singolare è l’odore forte, persistente e sgradevole che il fiore emana, simile a quello della carne in decomposizione. Si tratta di una strategia, sviluppata nel corso dell’evoluzione, che serve ad attirare insetti impollinatori. Specie come Rafflesia hasseltii sono indice della salute della foresta, questo perché sono in grado di sopravvivere solo in ambienti poco “disturbati” dalla presenza umana. Sono peraltro particolarmente vulnerabili alla deforestazione, alla frammentazione degli habitat e al cambiamento climatico. Documentare la loro esistenza significa rafforzare la consapevolezza sull’urgenza di proteggere le foreste pluviali, che sono dei veri scrigni di biodiversità.