Oleandro, tutto ciò che c’è da sapere per coltivarlo. Attenzione però: averlo nel giardino può essere molto pericoloso

L’oleandro (Nerium oleander) è una pianta arbustiva presente in tutto il bacino mediterraneo, dove cresce spontaneamente e si coltiva come pianta ornamentale. Può raggiungere e superare i 5 metri d’altezza e avere un portamento arboreo. Le foglie sono lanceolate, con margine intero, non seghettato. I fiori sono vistosi e raccolti in infiorescenze a corimbo. Le colorazioni più diffuse sono bianco e rosa/fucsia, ma esistono anche sui toni del rosso e del crema.

Oleandro

Coltivazione dell’oleandro

L’oleandro si sviluppa facilmente su qualsiasi tipo di terreno, anche se povero di sostanza organica. Spontaneamente cresce a volte lungo le rive dei fiumi per via dell’umidità, ma tollera tranquillamente anche la siccità grazie alle sue radici molto sviluppate e in grado di cercare acqua in profondità, e alle foglie che trattengono umidità. Non è amante del freddo, sopporta abbastanza bene le basse temperature ma periodi prolungati al di sotto degli 0° C o gelate intense e ripetute possono causarne la morte. Preferisce un’esposizione in luoghi soleggiati dove possa essere raggiunto dai raggi diretti del sole per qualche ora al giorno.

Oleandro

L’irrigazione deve essere regolare se la pianta è giovane, quindi fino alla seconda estate dopo la semina, oppure se la stagione estiva è particolarmente arida e la pianta vive in vaso. In tutti gli altri casi, l’oleandro non richiede innaffiature e sopravvive grazie alle piogge. Il periodo migliore per la potatura è tra settembre e ottobre. Vanno rimossi rami secchi e foglie in procinto di cadere. Se si vuole limitare la crescita verticale si possono tagliare i rami più alti con un taglio obliquo al di sopra del nodo fogliare. Se le foglie e i rami sono troppo fitti, si consiglia di sfoltire perché è necessario che tutta la pianta riceva luce e aria.

Pericolosità dell’oleandro

Se si vuole coltivare l’oleandro in giardino, bisogna sapere che è una pianta velenosa sia per gli umani che per gli animali. Tutte le sue parti sono tossiche se ingerite, foglie, fiori e fusto. La pianta contiene dei glicosidi cardioattivi (cardenolidi), che sono i responsabili della sua tossicità. In particolare è la sostanza detta oleandrina che causa forte intossicazione. Dopo l’ingerimento, inizialmente si verificano episodi di vomito, a cui seguono disturbi del sistema nervoso, come l’assopimento, e disturbi del ritmo cardiaco, come battiti rallentati e aritmie ventricolari. Non si devono neanche bruciare parti della pianta, perché i fumi possono causare problemi respiratori.

Sono sufficienti basse concentrazioni di glicosidi cardioattivi per generare qualche effetto tossico a livello gastrointestinale. In quantità più elevate l’intossicazione può risultare letale, ma se viene trattata tempestivamente si risolve senza arrecare ulteriori problematiche. L’ingestione accidentale in quantità ridotte generalmente non provoca gravi disturbi.

Il solo contatto con la pianta nella maggior parte dei casi non provoca danni, in quanto le sostanze tossiche non vengono assorbite. Talvolta possono verificarsi irritazioni cutanee se si è particolarmente sensibili o se si entra a contatto con la linfa, oppure se vengono toccati occhi e mucose.

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