Muscari: come riconoscere la varietà sicura da mangiare
Muscari, comunemente conosciuto con il nome di “giacinto d’uva”, è un esemplare che abbellisce ogni angolo verde con i suoi fiori violacei che sbocciano in primavera. Il nome deriva infatti proprio dall’aspetto di questi ultimi, che tendono ad associarsi a formare dei simil-grappoli d’uva. Probabilmente la maggior parte delle persone conosce questa pianta per via della sua bellezza unica, eppure dietro ad essa si nasconde una particolarità rilevante: alcune varietà sono commestibili e, grazie alla loro versatilità, possono guadagnare ampio spazio in cucina.

È importante sapere fin da subito che non tutte le specie di Muscari sono sicure da mangiare e soprattutto come distinguerle da esemplari simili. In realtà, sebbene esistano circa 30 specie diverse, solo alcune di queste sono edibili. A tal proposito vi citiamo un esemplare, ovvero Muscari armeniacum, che si impiega spesso per uso alimentare. Generalmente si sceglie di sfruttarlo per dei preparati che siano in grado di conservarne ogni nutriente, per esempio tè, gelatine e sciroppi. Dall’altro lato esistono piante simili, come per esempio Hyacintus orientalis, che se ingerite risultano tossiche. Proprio per questo motivo, se si desidera sperimentare in cucina con alcune componenti di Muscari, è importante saperlo riconoscere.

Se non si dispone di alcuna conoscenza a riguardo, non bisognerebbe mai raccogliere o consumare piante solo perché appaiono simili a quelle viste online o in un giardino. Bisogna orientarsi innanzitutto su piantine che crescono all’interno di aree incontaminate, dove non possono essere raggiunte dai pesticidi. Solo gli esemplari che crescono nei “posti giusti” possono entrare a far parte dell’alimentazione. In caso di dubbio però è sempre consigliabile fare affidamento su un esperto di botanica o di fitoterapia. Non meno importante sapere che le componenti commestibili della pianta devono essere lavorate adeguatamente prima dell’ingestione. Ad esempio si può decidere di essiccarle, cuocerle o di trasformarle in infusi al fine di ridurre la tossicità di alcuni composti.