Farina d’ossa: come utilizzare questo fertilizzante in giardino
Fra gli ammendanti e i fertilizzanti di cui si parla più spesso c’è di sicuro la farina d’ossa. Ma che cos’è effettivamente? E perché la si usa in giardino e nell’orto? Da cosa deriva? E a cosa serve? Cerchiamo di rispondere a tutte queste domande.
Tutto quello che volevate sapere sulla farina d’ossa

La farina d’ossa è un fertilizzante naturale e organico ricco di fosforo, uno dei principali macronutrienti indispensabili per le piante. Gli altri due sono l’azoto e il potassio. Solitamente la si usa in autunno durante la messa a dimora dei bulbi che fioriscono in primavera.
Ma non solo: è l’ammendante ideale da aggiungere al terreno prima della semina, a inizio primavera. Questo perché stimola la crescita delle radici, la fioritura e la fruttificazione. Come si evince dal nome questo fertilizzante organico lo si ricava da ossa animali essiccate e macinate. Queste ossa derivano dagli scarti della lavorazione della carne.
Contiene circa il 20% di fosforo e il 24% di calcio, senza dimenticare oligoelementi e una piccola quantità di azoto. Come fertilizzante NPK di solito si attesta su un 3-20-0. Sarebbe bene evitare il formato venduto allo stato grezzo in quanto, oltre ad avere un odore un tantino troppo forte, tende ad attirare animali predatori.
Per questo motivo molti prodotti a base di farina d’ossa sono cotti al vapore prima di essere essiccati. In questo modo non solo si eliminano grassi e residui, ma anche potenziali agenti patogeni.
Prima di utilizzarla, bisognerebbe effettuare dei test sul terriccio del giardino per capire se davvero ci sia bisogno di un’integrazione di fosforo. Inoltre sarebbe anche bene misurare il pH del terreno. Se il terreno tende all’alcalino, allora non bisogna usare farina d’ossa in quanto questa diventa biodisponibile solamente nei terreni con pH acido (o comunque inferiore a 7).

Solitamente la farina d’ossa si può usare come ammendante in primavera, per preparare il terreno prima della semina o di eventuali trapianti. In caso di semina, si applica uno strato sottile a 5 cm di profondità sotto il letto di semina. Nel caso di trapianti, basta cospargere la buca di impianto attorno alle radici. Se però si piantano perenni con radici spesse come rose e peonie, meglio mescolarla al terriccio della buca di impianto.
D’estate, poi, potete occasionalmente usarla per dare una spinta in più alle piante, al massimo ogni 8 settimane perché è un fertilizzante organico a lento rilascio. Dovrete mescolarla col terreno e innaffiare abbondantemente.
In autunno la si aggiunge nelle buche dei bulbi, mescolandola al terreno in modo che vada a nutrire le nuove radici.
Se volete delle alternative alla farina d’ossa (magari anche per motivi etici), ecco che al suo posto potete usare il fosfato di calcio (contiene più fosforo a lento rilascio e costa di meno), il fosfato colloidale (deriva da roccia tenera), il fosfato bruno (povero di metalli pesanti), la farina di semi di cotone (fosforo a lento rilascio) o la consolida maggiore (ricca di fosforo, azoto, potassio, calcio e oligoelementi).