Il papavero rosso dei campi è il papavero da oppio?
No, il papavero rosso che vedete nei prati e sui bordi dei campi non trattati con pesticidi non è il papavero da oppio. Si tratta infatti di due specie diverse, ma che appartengono alla medesima famiglia.
Che differenza c’è fra il papavero rosso e il papavero da oppio?

Partiamo dal papavero rosso. Noto anche come rosolaccio o papavero comune, il suo nome scientifico è Papaver rhoeas. Afferente alla famiglia delle Papaveraceae, si tratta di una comune specie infestante che troviamo spesso nei campi coltivati a cereali.
Pianta annuale, presenta un fusto eretto coperto da peli. Se tagliato, perde un liquido biancastro. I boccioli sono verdi, penduli e a forma di oliva. Il fiore solitamente è rosso, raramente bianco, con petali caduchi e macchiati di nero alla base.
Anche il papavero rosso contiene alcaloidi dalle blande proprietà sedative. Questi alcaloidi, però, sono anche tossici, motivo per cui è sconsigliata l’assunzione di estratti e infusi ottenuti da questa pianta.
In cucina, invece, le foglie giovani delle piante sono usate crude nelle insalate o sbollentate nelle zuppe.

Il papavero da oppio, invece, è il Papaver somniferum. Fa sempre parte della famiglia delle Papaveraceae, ma contiene più alcaloidi ad azione sedativa, fra cui la morfina. Anche questa specie è una pianta annuale, con radice a fittone e fusto eretto. I fiori sono di colore bianco, rosa, rosso o violaceo, con macchie scure alla base. Il frutto è rappresentato da una grande capsula che contiene semi biancastri.
Possiamo trovarlo anche in Italia come pianta spontanea infestante. La varietà maggiormente presente qui da noi ha fiori viola con macchia scura alla base. La sua coltivazione estensiva qui in Italia è soggetta a specifica autorizzazione.
Della pianta si usano i semi, tostati come alimento in alcuni paesi dell’est Europa e utilizzati come spezie o olio e il lattice, cioè l’oppio, usato per creare farmaci stupefacenti come la morfina. Contiene circa 25 alcaloidi, fra cui morfina, codeina, papaverina, noscapina e tebaina.
Anche i semi possono contenere questi alcaloidi.